20 settembre 2006

Protezion civîl e une mê propueste

Tal ultin fin setemane a Glemone e je stade la fieste de protezion civîl e une vore di volontaris a son passâts ancje par Maian, par viodi dopo 30 agns, i risultâts de ricostruzion. Intant te ultime comission culture o ai proponût di puartâ indevant un documentari sul Taramot a Maian. Stant che no vin masse finanziaments culachidun nol jere masse convint, a par sparagnâ al à dit che al sarès plui economic fâ une publicazion. Sul fat di no strassâ i bêçs o soi dacuardi, ma mi semeave une biele idee chel di cjapâ sù i filmâts di archivi su Maian (cineteche dal Friûl) e zontâju cuntune schirie di intervistis al consei comunâl che al jere tal 1976: ae fin dal mês o varìn un incuintri in consei e mi semeave la ocasion par tacâ di li, stant che par furtune, ancje se cun cualchi carnavâl, a son inmò cuasi ducj. Ma plui di cualchidun al è perplès parcè che ancje tirâ fûr dai archivis al è un lavoron lunc... almacul cussì al semee, ma forsit al è za stât fat e nol convetarès tant par fâ une biele robe che mi pâr za a bon pont: lait al lei l'articul sul Messaggero di vuê...

11 commenti:

Christian Romanini ha detto...

MERCOLEDÌ, 20 SETTEMBRE 2006

Pagina 14 - Udine

Gruppi di Toscana, Lazio, Umbria e Valle d’Aosta hanno visitato uno dei centri più colpiti nel ’76

Centinaia di volontari a Majano

Il paese ha accolto la Protezione civile nel ricordo del sisma




MAJANO. Anche Majano ha accolto centinaia di volontari della Protezione civile di tutt’Italia. Per il 30° anniversario del terremoto del ’76, nel 30° delle scosse di settembre, domenica s’è tenuto a Gemona il "Primo raduno nazionale della Protezione Civile": perciò, già da venerdì sono giunti da tutt’Italia volontari e rappresentanti di varie associazioni che sono stati raggruppati nel campo base di Campoformido.
A Majano, trasportati da due pullman per volta, sono giunti nell’arco di tutta la giornata gruppi da Val D’Aosta, Toscana, Calabria, Campania, Umbria e Lazio. Il primo alle 9,30 e l’ultimo alle 18. Sono stati ricevuti in piazza Italia dall’assessore alla Protezione civile Aldo Zucchiatti, dal coordinatore della Protezione civile Franco Picilli, da Alessandro Schiratti (assessore ai tempi del terremoto e sindaco dal ’77 all’80) e da una decina di volontari. La visita di ogni gruppo, come da programma, è durata un’ora e mezza con prima tappa l’auditorium comunale dove sono state proiettate immagini di Majano prima del terremoto, dei primi soccorsi, dei funerali delle vittime e delle sistemazioni logistiche di emergenza concludendo con la Majano ricostruita. Le immagini sono state commentate da Schiratti col suo modo spontaneo: dalla silente attenzione dei presenti si avvertiva tutta la loro commozione. Particolarmente toccante, la registrazione dei 60 secondi di durata della scossa, effettuata casualmente da un giovane quella lontana sera. E’ seguita una visita guidata ad alcune strutture rappresentative della vita collettiva della cittadina come Centro studi, centro sportivo, chiesa, Centro anziani. Ogni uscita s’è conclusa in piazza passando in rassegna i mezzi e le attrezzature in dotazione alla Pc di Majano (furgone, unità mobile per l’antincendio boschivo, gruppi generatori, motopompe, motoseghe). « Ringrazio a nome di tutta l’amministrazione - dice l’assessore Zucchiatti, soddisfatto per la riuscita della manifestazione -, i volontari della Protezione civile di Majano, il coordinatore Picilli, l’amico Schiratti, tutti coloro che hanno collaborato alla raccolta del materiale visivo e che pazientemente lo hanno selezionato e predisposto per la proiezione ». (r.si.)

Christian Romanini ha detto...

Stant che il materiâl al è za metût dongje, la int che e à colaborât e je: no saressial biel fissâ une volte par dutis chestis testemoneancis intun document li che si viodin e si sintin lis emozions di chei moments? Jo che o soi nassût dopo, o ai simpri dome let e viodût cualchi filmât in gjenerâl, ma o volarès viodi alc di plui incentrât su Maian, su la nestre int, su chei che a àn vivude che disgracie? e po mi pâr che al è za stât tirât fûr materiâl che al è za scuasit pront...
Voaltris ce pensaiso?

thermonuke ha detto...

Magari cui introitos dal libri "Majano tra le pieghe sie secoli" cussi mi par che si clamass che vevin di passa a vendi pes cjases par racogli fonds pe comemorazion dal 6 di mai no.

O sbaglio?

Alessandro Venuti ha detto...

A mi le idee di un document cal testemoni ce cal'è stat mi plas...dopo cun ce bes che si vares di fa...beh no entri tal merit...baste che si fasi e soredut che si fasi ben!
Veiso vedut le letare di Angelo sul messaggero? Pepatella direi e ancje un biel argoment di discussion! Mandi, Ale

Christian Romanini ha detto...

GIOVEDÌ, 21 SETTEMBRE 2006

Pagina 9 - Udine

Non capisco perché l’università di Udine attivi un insegnamento che non offre in zona a chi lo frequenta sbocchi occupazionali

Conservazione beni culturali una laurea senza prospettive

DIBATTITO




di ANGELO DREOSTI
Con questo intervento non ho assolutamente la presunzione di emanare sentenze o di dare soluzioni, ma di offrire uno spunto di riflessione a tanti studenti e genitori che si stanno affacciando al mondo dell’università nonché ad accademici e politici che vivono a contatto con il mondo dell’istruzione. Mi sono laureato in Conservazione dei beni culturali all’Università di Udine nel 2003, seguendo il percorso di studi contemplato dal vecchio ordinamento. Quando ho intrapreso questo percorso verso la metà degli anni 90, si parlava molto dell’importanza dei beni culturali che, legati al turismo, potevano offrire grandi potenzialità economiche e posti di lavoro. Argomenti sufficienti a spingere un giovane come me, che doveva decidere se entrare subito nel mondo del lavoro o se investire, con l’aiuto dei genitori, a fare la scelta di investire in cultura. Purtroppo, ad alcuni anni di distanza dall’aver conseguito il titolo, io e con me la grande maggioranza dei laureati in Conservazione ci troviamo a lottare contro i mulini a vento per raggiungere il tanto agognato sogno di lavorare nel nostro settore. I concorsi pubblici sono pochi se non inesistenti, il mondo dell’istruzione è saturo di insegnanti, le scuole private molto raramente assumono laureati senza esperienza nell’insegnamento, inoltre sono rare le aziende private che si occupano di eventi e attività culturali. La dura realtà è che molti di noi, dopo avere svolto numerosi lavori per mantenerci negli studi, dobbiamo continuare tuttora a vagare nell’incertezza più totale. Ma questa incertezza non riguarda solamente il posto di lavoro fisso, riguarda principalmente l’inesistenza di occupazione che ci permetta se non altro di fare l’esperienza necessaria per un valido curriculum. Negli uffici dediti alle attività culturali e nei musei spesso sono richieste altre professionalità ben distanti dalla laurea in Conservazione. Si richiede personale tecnico per la logistica, personale amministrativo, mentre a noi vengono riservate solo sporadiche collaborazioni a progetto di qualche mese o l’occasione di lavorare come guida. Rischiamo di trovarci fra qualche anno ormai troppo “anziani” e privi di esperienza per essere assunti. Certo il Nordest è ancora un’isola felice rispetto a tante altre zone d’Italia e d’Europa, un lavoro lo si trova, ma cerchiamo di formulare l’analisi sotto un altro punto di vista, più costruttivo: a distanza di un anno o più dalla laurea, quanti neo-dottori trovano lavoro nella loro area di competenza? Non vorrei essere giudicato come una persona che non ama fare sacrifici. I sacrifici li ho fatti e li sto facendo. Nella mia vita ho fatto tantissimi lavori, dall’operaio in fabbrica al muratore, al contadino, al commesso e via di seguito. Non metto in dubbio nemmeno l’importanza del bagaglio culturale e dell’elasticità mentale che una formazione universitaria mi ha dato per consentirmi di muovermi nel mondo del lavoro e nella società in generale. Se andiamo però a fare il punto della situazione, guardando l’università come un investimento a lungo termine per l’inserimento nel mondo del lavoro, ci troviamo di fronte a una situazione fallimentare. Molti giovani che hanno intrapreso una professione subito dopo il diploma di maturità, si trovano ora con un lavoro fisso, hanno acquisito una certa professionalità che ha consentito loro di avanzare nel grado di preparazione e di posizione all’interno di un’azienda o di un settore pubblico, altri addirittura sono diventati imprenditori. Non hanno investito ingenti somme di denaro e di tempo nella loro formazione, ma sicuramente una loro cultura e preparazione l’hanno maturata lavorando e guadagnando. Molte di queste persone oggi, seppur con sacrifici e rinunce, possono permettersi il “lusso” di avere una propria casa, una famiglia e dei figli, sogni che tanti laureati non hanno nemmeno idea di quando potranno realizzare. Resta eventualmente la possibilità di spostarsi e cercare lavoro nelle grandi città d’arte. Questa ultima ipotesi, difficoltà economiche e logistiche a parte, fa però sorgere un interrogativo: come mai è stato istituito un corso di laurea in Conservazione dei beni culturali a Udine che, notoriamente, non è un territorio adatto ad assorbire un considerevole numero di operatori nel settore, né è in grado di offrire posti sufficienti per periodi di tirocinio? L’unica nostra salvezza la troviamo nel mondo delle Pro loco e delle associazioni dove volontariamente e gratuitamente forniamo il nostro contributo, spesso ignorato dalle istituzioni. Concludendo vorrei invitare il mondo politico e accademico a operare in stretto contatto col territorio e col mondo del lavoro, cercando di istituire corsi di laurea che garantiscano poi occupazione nel paese; informando gli studenti sulle reali opportunità che una laurea può offrire, senza alimentare vane speranze. Solo così potremo creare un “popolo” di laureati felici di aver fatto tanti sacrifici e orgogliosi di poter contribuire con le loro capacità allo sviluppo dell’Italia e alla promozione e valorizzazione delle nostre ricchezze artistiche e paesaggistiche.

Christian Romanini ha detto...

Grazie alessandro pe segnalazion

Renzo Tondo ha detto...

Meno protezione e più prevenzione!

EsticazziGCcherokee ha detto...

Fa un filmat dal taramot
al sarà biel
ma un c'al a vivut
che disgracie lu cjapares
e lu metares tal mjeç
des casetes, a fa
spessòr come cers
libris che no si lein
mai.
Esticazzi ha detto.

thermonuke ha detto...

Induvinel pai plui grancj cui si impensial cui che jerin i conseirs?

Christian Romanini ha detto...

Consei comunâl dal Lui 1975 al Jugn 1980:
Bandera Girolamo (Cozzutti Dino)
Meroi Gianfranco
Trombetta Giacomo
Metus Giobatta
Bertoni Riccardo
Barachino Valentino
Tomada Gilpietro
Pezzali Giorgio
Flebus Luigi
Schiratti Alessandro
Ongaro Roberto
De Sabbata Luigino
Furlan Claudia
Plos Armando
Lui Arrigo
Tosolini Edi
Troiani Gisleno
Monaco Marco
Ciani Giovanni
Veritti Ferruccio

No son plui in vite Girolamo Bandera e Giobatta Metus. L'unic di chei che ancje vuê al è in Consei al è Luigino De Sabbata

thermonuke ha detto...

Jo mi ricuardavi di 3 o 4 di lor.

Però no val!

O saj che tu tu lu savevis!